martedì, dicembre 23, 2014

venerdì, dicembre 19, 2014

PETROLEUM

 PREVAL RICCO DI SPERANZE
Dall’agriturismo giro a destra  e sono su asfalto in direzione del  centro ippico, mamma mia corro che sembro a un passo dal trapasso. E meno male che la giornata era programmata per un defaticamento. Boh, l’età è spietata e il fisico la segue.
Il Circolo Ippico Preval, si trova a Mossa (Gorizia) a pochi minuti dal centro della città.
E’ immerso nel verde, circondato da dolci colline e vigneti, ed è situato nel cuore del Collio Goriziano.
I grandi paddock, il maneggio coperto, il campo ostacoli sono alcune delle strutture
con le quali il centro garantisce ai suoi clienti e ai loro cavalli ogni genere di comfort e di servizio.
Le strutture del Centro Ippico Preval sono state progettate per accogliere le persone con disabilità. Tra le proposte, inoltre, anche il noleggio di bici, essendo il Circolo Ippico inserito nei percorsi ciclabili di Slow Collio, 25 km di piste su sede riservata e 65 km su strada asfaltata in promiscuo con la viabilità ordinaria: un percorso che include l'intero territorio del Collio Goriziano a partire dalla città di Gorizia, attraversando i comuni di Mossa, S. Floriano, S. Lorenzo Isontino, Capriva, Cormons fino a Dolegna del Collio.
Ma  un tempo qui nella piana ci fu anche il sogno dell’oro nero
Nel 1962 si diffuse  una ingiustificata ‘psicosi del petrolio’, assurta agli onori delle cronache giornalistiche nazionali e locali, come riporta il quotidiano “Il Piccolo”, nell’edizione di sabato 13 ottobre: “è ormai certo che la pace ritornerà nella tranquilla borgata di Mossa, balzata in questi giorni agli onori della cronaca nazionale in virtù della notizia diramata ai quattro venti della scoperta di un supposto giacimento di petrolio, un liquido oleoso molto simile al petrolio, scoperto dal mugnaio Scorianz in un terreno di sua proprietà”. Le analisi dell’Università di Padova fecero chiarezza: non si trattava di fenomeni legati agli  spessi strati torbosi presenti  insito, semmai di residui di carburanti sversati nel terreno da depositi della Grande Guerra.

Meglio così o cosa sarebbe stato per le nostre zone e le genti se l'oro nero fosse sgorgato dalle trivellazioni.

To be continued

giovedì, dicembre 18, 2014

NON MOLLARE MAI

FATTI 31860 METRI.
QUASI 32 KM.
RAPPORTI AGILI E VIA ANDARE.
DOLORI SOPRA AL GINOCCHIO  IN SALITA MA SOPPORTABILI.
AL RIENTRO, PER LA POSIZIONE ASSUNTA SULLA SELLA PIUTTOSTO ARRETRATA, DOLORI MOLTO FORTI AI BICIPITI FEMORALI

venerdì, dicembre 12, 2014

I MULINI DEL PREVAL

VIVERE IL PREVAL

Attraversato l’incrocio all’altezza del laghetto
Un tempo quando esistevano i confini con la Jugoslavia prima e Slovenia poi , con tanto di controlli dei documenti sia personali che dei mezzi di trasporto, tema molto ben sviluppato nel libro “Gorizia-Nova Gorica Niente da dichiarare” di Roberto Covaz, qui praticamente transitavano giornalmente 60 automobili forse anche meno, adesso che è tutto libero almeno 200.  Pare New York nelle ore di punta. Tant'è che all'incrocio del laghetto spesso ci si deve fermare al cartello dare la precedenza.
Dove andremo a finire.
Torno su eco-asfalto e mi rendo conto che oggi non ho incrociato nessuno né contadini né cacciatori  e neanche animali.
Una giornata da asceta.

Proseguo la corsa in direzione di un agriturismo, oggi è una delle pochissime  attività , tolte quelle esclusivamente agricole , funzionanti nella ex palude. Ma  un tempo era diverso.
Mentre nella cerchia collinare le case sono raggruppate in ridenti e popolosi paeselli, o sparse un po’ dappertutto tra belle vigne e i frutteti, la vasta piana del  Preval  è deserta, giallastra  per la canna palustre che in parte la invade, verde smeraldo nel restante della superficie occupata dal prato umido spesso grigiastra per il fango depositato dalle brentane . Le piene impetuose del Versa, i ristagni permanenti d’acqua, le nebbie malsane durante buona parte dell’anno e la  impossibilità di sfruttare il terreno in modo differente dal prato stabile, non hanno permesso
agli agricoltori di prendervi stabile dimora. Tra la bellezza e la fertilità della plaga coltivata in modo intensivo e intelligente dagli agricoltori del Collio, il Preval rappresenta una incongruenza e un enorme danno economico

Lungo il bacino idrografico del Versa, che incide in vario modo  pure il Preval, hanno funzionato  nel tempo diversi mulini: tre sul torrente Oblino, tra gli abitati di Bigliana e Medana, e dieci sul Versa stesso. In particolare, il mulino di Mossa (di proprietà di Natale Toros di Michele) era  ubicato  poco a valle della Chiesa di San Marco in Preval, a ridosso della confluenza col Barbacina, e le due ruote venivano spinte da una roggia di portata modesta e precaria, derivata in sinistra. Tale precarietà di portate fluenti  trova riscontro nei registri catastali del 1824, che evidenziano quanto il regime torrentizio del corso d’acqua condizionasse l’attività molitoria: “ per mancanza d’acqua appena tre parti dell’anno si può  macinare”.


To be continued.
OGGI HO UTILIZZATO DI NUOVO LA MTB E CONTRARIAMENTE ALLA VOLTA PRECEDENTE NELLE SALITINE, PUR FANGOSE MA NON IMPEGNATIVE, IL GINOCCHIO MI DAVA FASTIDIO.
L'OTTIMISMO E' GIA' SVANITO.

mercoledì, dicembre 10, 2014

DALL'AGENZIA ANSA ARRIVA IL COMUNICATO CHE I BOOKMAKERS PREVEDONO QUESTI DUE FIGURI COME PAPABILI ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA.
SIAMO A POSTO COSI' GRAZIE.

domenica, dicembre 07, 2014

SVEGLIA SVEGLIA !!!
IEVA IEVA !!!
AUF AUF !!!

giovedì, dicembre 04, 2014

Chiesa - Cerkev - Kirche - Glesie Santa Maria dei popoli del Preval

UN VIDEO CHE METTE BEN IN EVIDENZA COM'ERA PRIMA DELLA RICOSTRUZIONE.

Un grazie all'autore dell'opera il sig. Romeo Trevisan

martedì, dicembre 02, 2014



 PREVAL 
IL RIFUGIO DEGLI ORSI
Ora mi trovo su un lungo rettilineo dove i runner corrono lontani dallo smog delle città, le famiglie portano i bambini con le loro biciclettine e passeggini e dove gli anziani camminano e ricordano le cose piacevoli della vita , in un primo momento si costeggia il torrente Barbucina  che poi confluisce nel Versa entrambi imbrigliati nei canali irrigui che bonificarono questa conca paludosa.
La progettazione generale della bonifica , redatta il 1 luglio 1930 dall’ing. Lionello Ferrari di Udine, venne articolata su otto lotti esecutivi, avviati nel 1931 e completati nel 1965. Il territorio consorziale di 1.290 ettari risultò suddiviso tra i comuni di Capriva, Cormons, Lucinico,Medana, Mossa, San Floriano del Collio e San Martino di Quisca, ora ridotti a 1.109 ettari, per effetto dei riconfinamenti conseguenti alla stipula del Trattato di pace del 10 febbraio 1947.
Qui nella piana del Preval, un luogo sempre uguale nella sua diversità.
Il Preval è un’ampia depressione intracollinare a circa 55 metri sul livello del mare, un po’ ondulata
e leggermente degradante, che si apre ai piedi della cerchia meridionale del Collio sloveno,
a ridosso di San Foriano, Cerò di Sotto, Vipulzano, Castelletto Zeglo, Plessiva, circoscritta a sud
dagli abitati di Lucinico, Mossa, Capriva, Russiz di Sotto e Subida La piana si estende per circa
5 km in lunghezza e 2 in larghezza (in parte oltre il confine sloveno).
Un posto dove sto bene, forse un rifugio per gli orsi.
La storia ci racconta infatti che sulle colline del circondario aveva trovato il suo riparo dagli umani un ex ufficiale Croato Alexandar Kuftic superstite della guerra che sconvolse i Balcani e soprannominato Tarzan ,dagli abitanti e dagli agenti delle forze dell'ordine  che spesso avevano a che fare con lui, proprio per la vita da selvaggio che conduceva cibandosi di prodotti trovati in natura e di ciò che ricavava dai piccoli furti nelle case e nelle aie dei contadini.
Un uomo che probabilmente dopo averne passate di tutti i colori si era rifugiato in una dimensione ai più strana ma comprensibile.
Lo trovarono morto di morte naturale nella soffitta di una chiesa a Gorizia nell'aprile del 2012 a 58 anni. Nessuno dei parenti si è fece avanti per riportare la salma in Croazia.
Personaggio scomodo il Kuftic , un orso.
Negli USA gli avrebbero già dedicato un film.

To be continued.


venerdì, novembre 28, 2014


 PIANA DEL PREVAL
 BREATHLESS
Arrivo al solito parcheggio mi guardo attorno non c'è anima viva e ciò non mi dispiace, anzi. 

La temperatura è fresca ma non troppo per essere già la fine di novembre e non piove.

La corsa oggi prevede un impegno piuttosto blando. Meglio, così potrò pensare ai fatti miei senza l'assillo dei kilometri o del tempo, anzi non pensare a nulla sarebbe ancora più appagante.

Correre nello stato del Nirvana, su una nuvola, che non è il cloud di internet.

Mi cambio in velocità e dopo una breve corsetta e un finto stretching, ho un' età che non mi permette esagerazioni, parto e schiaccio lo start del cronometro. Corro come al solito da solo perchè lo faccio esclusivamente se ne ho voglia, senza coinvolgere altre persone, sono un orso.



L'inizio è sempre difficile. Il respiro non si sincronizza con le pulsazioni del cuore se non dopo almeno un kilometro. L' organismo tenta di trovare un suo equilibrio e nel durante cerco le sensazioni migliori, intanto osservo il paesaggio. Non utilizzo nessun ammennicolo pseudo utile neanche il cardiofrequenzimetro che rimane a casa depositato nella sua bella custodia.



Corro in direzione del Preval e mi guardo attorno, magari sbuca qualche animale preso alla sprovvista al mio passaggio. Spesso i caprioli fuggono con gran trambusto e la loro abitudine suicida di fermarsi per un ultimo sguardo in direzione del pericolo quando ritengono di averlo scampato.

Guardo l'eco-asfalto che ha ricoperto le vecchie strade in terra battuta, rendendole dei biliardi ma che ai lati presentano ancora delle buche e avvallamenti, delle vere e proprie trappole per le caviglie sempre pronte a colpire.

Sono sul rettilineo che con impercettibile pendenza in discesa mi porta all'incrocio con la strada del vino e delle ciliege.

Faccio molta attenzione all'attraversamento dell'incrocio e imbocco la stradina che passa accanto alla chiesetta di campagna un tempo dedicata a S. Marco ora a Santa Maria Regina di tutti i popoli.

Osservo il ponticello dopo il quale svolterò a destra , assorto nei miei pensieri amplificati dalla solitudine e annebbiati dalla fatica.

Al passaggio di fronte la chiesetta un rintocco della campana mi fa trasalire, non me l'aspettavo.

Dopo aver imprecato fuori e dentro di me la guardo e mi ricordo quando da piccolo la chiesetta era distrutta e mentre mio padre raccoglieva qualche pianta commestibile io mi aggiravo tra i ruderi nella speranza di trovare chissà che.

Ora mi vengono alla mente delle storie raccontate e tramandate a memoria su fatti non proprio piacevoli compiuti in quel sito.



Si tratta di esecuzioni di fascisti da parte dei partigiani durante il secondo conflitto mondiale.

Tanto si narrava che la chiesa fu distrutta per far sparire le tracce di questi episodi non proprio edificanti. Mi ricordo anche la circospezione di chi raccontava questi eventi, come se il timore di ritorsioni fosse ancora presente anche dopo tanti anni.

La versione storica ufficiale invece parla della distruzione da parte dei Cetnici ,soldati Serbi alleati dei Tedeschi, accampati nel Preval quando erano in fuga per l'arrivo dei partigiani titini da un lato e degli inglesi dall'altro.

La storia però la scrivono i vincitori e molte volte lo fanno come meglio credono.


to be continued.

mercoledì, novembre 26, 2014

NO DIRGHE A NESSUN, SON ANDA' IN BICI IN NOTURNA DOPO UN ANNO CHE NO LA TOCAVO.
FATTE DELLE MODIFICHE ALLA GEOMETRIA CON REGOLAZIONI DEL CANOTTO SELLA.
BON FACCIO LA CRONACA : 30' IN ALLEGRIA COMPRESE LE SALITE NELLA VIGNA CHE CON TERREN PESANTE E ARADO DAI CINGHIAI IERA COMUNQUE DE LAVORAR MA COMUNQUE TRANQUILLO SENZA SFORZAR I GINOCI E L'ERNIA.
20' ALLEGRI SU ASFALTO CON RAPPORTI ANCHE DURI E INFATTI COMINCIAVA UN POCO DE FASTIDIO.
FINALE TRANQUILLO FIN CASA.
PER LA PRIMA VOLTA NON GO NEANCHE PULI' LA BICI , FATTA LA DOCCIA E ADESSO SON QUA CHE SCRIVO E ME PAR DE ESSER RINATO.

domenica, novembre 23, 2014

Johnny Marr - Dynamo. from the new album Playland


IL CHITARRISTA JOHNNY MARR FONDATORE DEGLI SMITHS SI APPRESTA A PUBBLICARE IL NUOVO PLAYLAND DAL 15 DICEMBRE 2014
INTANTO C'E' L'ASSAGGIO DI QUESTO BRANO- DYNAMO

giovedì, novembre 20, 2014

Public Image Limited - Public Image




PER TUTTI QUELLI CHE ... GOD SAVE THE QUEEN ....OH YEAH.

giovedì, novembre 06, 2014

The Lounge Lizards - "The Incredible History Of Bones"


Petrolio, chi guadagna e chi perde con il calo dei prezzi. Parla Alberto Clò

06 - 11 - 2014
Petrolio, chi guadagna e chi perde con il calo dei prezzi. Parla Alberto Clò

Tutti gli effetti economici e geopolitici della diminuzione dei prezzi del greggio in una conversazione con l'economista esperto di energia
Il forte ribasso nel prezzo del petrolio – da metà giugno ad oggi il valore del Brent è sceso di quasi il 25 per cento, con un calo da 115 a 87 dollari al barile - è destinato a provocare effetti profondi. Aprendo nuovi scenari geo-politici a partire dalle aree più calde del pianeta.
Per capire quali possano essere le trasformazioni in atto Formiche.net ha intervistato Alberto Clò, professore di Economia all’Università di Bologna, ministro dell’Industria nel governo guidato da Lamberto Dini e ora fondatore e coordinatore scientifico del centro studi Rie (Ricerche industriali ed energetiche).
Quali sono le ragioni del crollo del prezzo del greggio?
Le cause del calo, a fronte di una richiesta energetica che nel 2014 è aumentata in forma rilevante se pur meno di quanto si prevedesse, sono due. Da un lato registriamo una distruzione strutturale della domanda nei paesi industrializzati: Stati Uniti, Europa – caratterizzata da un andamento asfittico dell’economia – e Asia, in cui è rallentata la crescita del fabbisogno di fonti di riscaldamento. Dal lato dell’offerta rilevo l’incidenza della rivoluzione dello shale gas in Nord America.
In che senso rivoluzione?
È stato un cambiamento dirompente, ancorché accolto nel Vecchio Continente con argomentazioni critiche di marca ambientalista rivolte agli statunitensi fautori delle trivellazioni. Senza tale innovazione, i prezzi del petrolio sarebbero schizzati alle stelle. E non avremmo assistito all’incremento della produzione mondiale di energia. Negli Usa la ricerca e lavorazione dello shale gas ha favorito l’abbattimento dei costi del combustibile a 1/4 rispetto all’Europa, la riduzione drastica dell’importazione e la crescita – quattro volte superiore – delle esportazioni di energia, la rinascita del comparto manifatturiero e la ripresa lavorativa.
L’Europa resta lontana da questo orizzonte?
Le istituzioni comunitarie e i governi del Vecchio Continente hanno preferito inseguire “le farfalle delle rinnovabili” e promuovere una strategia illusoria di de-carbonizzazione delle fonti di riscaldamento. Finendo per riversare su gas ed elettricità oneri non di mercato, legati agli incentivi per le “energie pulite”. Mentre è certificato che nel lungo termine la crescita delle richieste energetiche potrà essere soddisfatta per l’80-85 per cento dai combustibili fossili.
A livello globale qual è la situazione oggi?
Una over-supply di greggio, ovvero una produzione di gran lunga eccessiva rispetto alla richiesta energetica. Con l’aumento conseguente della “capacità non utilizzata”. Il tutto combinato a 7-8 crisi geo-politiche, da quella tra Russia e Ucraina al Medio Oriente, dall’Africa alla penisola araba.
La competizione tra Arabia Saudita e Iran per conquistare i mercati asiatici non contribuisce a stabilizzare il quadro.
La monarchia saudita ha scelto, con il governo dell’Iraq, di non salvaguardare il livello dei prezzi riducendo la quota di produzione. Ma ha voluto conservare le proprie fasce di mercato lasciando fluttuare i costi al barile nella logica di mercato. E ha cominciato a praticare sconti nella vendita del petrolio agli acquirenti cinesi. A questa strategia economica si è sovrapposta la rivalità religiosa, culturale, politica che lacera il mondo musulmano tra sunniti e sciiti. E dunque fra Riad e Teheran.
Con quale esito?
È difficile prevederlo, in uno scenario in cui è complicato capire chi sta con chi. Un risiko continuamente mutevole nel quale si intrecciano interessi e convenienze. L’unico risultato tangibile è che i barili prodotti aumentano e il loro prezzo di vendita cala oltre il dovuto.
È un male?
Si, perché nel terreno energetico il fattore cruciale è la stabilità dei prezzi e l’equilibrio tra domanda e offerta. La caduta del valore del greggio è assimilabile a un risparmio pari a 1,8-2 miliardi di euro al giorno. Un riflesso positivo per le nazioni importatrici e consumatrici. Ma molto negativo per i paesi produttori, che soffrono una perdita stimata di 200 miliardi di euro annui. L’impatto sarà forte soprattutto sulla Russia. Le cui entrate sono legate per il 46 per cento dalla vendita del petrolio. Mosca dovrà accettare che il valore al barile resti a 85 dollari circa, abbandonando le previsioni di un suo aumento a 100 dollari.
Una riduzione del prezzo e delle entrate potrebbe costringere Tehran e Mosca a rivedere la loro politica?
Spero vivamente che possa spingere i due governi a più miti consigli. Soprattutto per la Russia, di cui l’Europa ha bisogno. Come Mosca ha bisogno di un rapporto proficuo con l’Unione Europea. Anche perché chi è vincitore oggi può essere perdente domani. Per tale motivo non possiamo fare affidamento esclusivamente sul Nord America, ma dobbiamo far sì che Russia, Iraq e regione del Mar Caspio contribuiscano alla stabilità di produzione e prezzi.
La caduta dei costi del greggio può essere arrestata?
Non nel medio termine. Temo un ribasso prolungato del valore al barile come accadde tra il 1985 e il 2000. A meno che i paesi membri dell’Opec decidano di ridurre la produzione di petrolio. Ma servirebbe un clima positivo tra loro che per ora è impensabile.
L’Arabia Saudita, nel frattempo, ha ulteriormente abbassato i prezzi del greggio venduto negli Stati Uniti, per spingere i produttori di energia americani a fare altrettanto.
La ritengo un’operazione dai confini incerti. Perché in un’economia di mercato come quella Usa è complicato stabilire il livello al quale la produzione non diventa più conveniente rispetto all’investimento realizzato.
Gli investimenti delle imprese energetiche risentiranno del forte calo del costo del petrolio?
Quelli in corso di realizzazione non verranno interrotti. Prevedo uno stop per le risorse future, visti i limiti di cassa e il rigore di bilancio cui sono soggette le aziende del settore. Tuttavia riscontro un elemento rassicurante.
Quale?
Le oscillazioni dei prezzi nel mercato del petrolio non hanno provocato reazioni emotive o irrazionali negli investitori. E, al contrario di altri comparti, non abbiamo assistito a ondate speculative.

mercoledì, novembre 05, 2014

Chi festeggia e chi no per il crollo del prezzo del petrolio

05 - 11 - 2014
Chi festeggia e chi no per il crollo del prezzo del petrolio
Dalla metà di giugno ad oggi, il prezzo del Brent è sceso di quasi il 25% con un calo da 115 a circa 87 dollari al barile.
Una caduta che porta con sé conseguenze economiche e dunque, anche geopolitiche.
LE RAGIONI DEL CALO
Gli analisti, come quelli di Bloomberg, parlano ormai apertamente di bear market, un mercato ribassista. Ma cosa si nasconde dietro al crollo dei prezzi? Secondo Stratfor, questo tonfo è in parte giustificato dalla diminuzione della domanda globale, causato principalmente dalla maggiore indipendenza energetica degli Usa, dovuta alla shale revolution, e dalla frenata dell’economia nei Brics, Cina in testa.
LA GUERRA DEI PREZZI
Sul ribasso pesa anche la guerra dei prezzi all’interno dell’Opec. La società d’intelligence fondata da George Friedman spiega che tra i Paesi produttori – Arabia Saudita e Iran su tutti –  c’è ormai una sfida senza esclusione di colpi per accaparrarsi fette di mercato in Asia. Risultato: i barili prodotti aumentano e il loro prezzo di vendita cala oltre il dovuto.
CHI GUADAGNA (E CHI PERDE)
Questa drastica diminuzione del costo del petrolio ha effetti geopolitici ed economici ben definiti. Il quadro è complesso. L’Isis avanza in Medio Oriente e non solo. La Russia, il terzo produttore mondiale, è imbrigliato nella crisi ucraina. Irak, Siria, Nigeria e Libia, tutti produttori di petrolio, sono in subbuglio. A beneficiare del calo dei prezzi, sottolinea l’Economist, che cita fonti del Fondo Monetario Internazionale, è in primo luogo l’economia stessa: nelle stime, un calo del 10% nel costo della materia prima coincide con un aumento dello 0,2% nel prodotto interno lordo mondiale. Entrando nello specifico, aree manifatturiere come Usa, Cina o alcuni Paesi europei avrebbero giovamento da una prolungata diminuzione del prezzo, che si scaricherebbe positivamente sul costo del prodotto finale. Mentre i produttori, specialmente i petrostati del Golfo caratterizzati da un’economia incentrata sugli idrocarburi, alla lunga pagherebbero la diminuzione di introiti che spesso sostengono i servizi degli stessi Paesi.
EFFETTO SANZIONI
Se si guarda a Mosca, poi, l’effetto è duplice. Come rileva il Washington Post, nei primi otto mesi del 2014, la vendita di petrolio e derivati è coincisa con il 46% delle entrate del budget russo. Con cifre come queste, un calo ingente del prezzo del petrolio aiuterebbe a raggiungere lo scopo politico delle sanzioni derivanti dalle tensioni al confine con Kiev. Idem per l’Iran, la cui produzione petrolifera è già monca per le sanzioni occidentali, legate stavolta al suo programma nucleare. Un ulteriore diminuzione del prezzo – e quindi delle entrate – potrebbe costringere Tehran a scendere a compromessi e rivedere la sua politica.

martedì, novembre 04, 2014

QUESTO BISCHERO SI E' FATTO ANCHE LA DOCCIA GELATA (TANTO DI MODA PER FARSI PUBBLICITA') PER LA NOBILE CAUSA  DI  AIUTARE LA RACCOLTA FONDI PER COMBATTERE LA SLA.
POI CHE TI COMBINA SEMPRE IL BISCHERONE DI CUI SOPRA ? 
LEGGE DI STABILITA' E VIA 100000000,00 CENTOMILIONI DI €URO.
BASTA QUINDI ELARGIRE SOLDI. 
TOGLIAMOLI AI MALATI DI SLA CHE LI SPERPERANO IN CHISSA' QUALI VIZI.
OTTIMA SCELTA E GRANDE COERENZA.

domenica, ottobre 19, 2014

CHIARA 
TANTI AUGURI.
CON LA STORIA CHE DUE PIOVE E XE NADAL, IL TEMPO SVOLA E I ANNI PASSA,

MA SU DE TI NO LASSA SEGNI.

 FRANCO.

martedì, ottobre 14, 2014

E COSI' DOVEVA SUCCEDERE.
LUI DICE CHE L' ISTINTO LO HA CONVINTO CHE IL MOMENTO GIUSTO DI  RITIRARSI ERA ARRIVATO.
ADESSO SI IMPEGNERA' NELL'INSEGNAMENTO DELLO SLITTINO AI GIOVANI.
UN SUPER CAMPIONE, UN VERO UOMO. 


Naughty Boy - Home ft. SAM ROMANS

lunedì, ottobre 13, 2014

Calvin Harris - Blame ft. John Newman



MA POSSIBILE CHE GIA' DOPO 42' VADO IN CRISI MUSCOLARE ?
DEVO CAMBIARE DIETA E INSERIRE UN FARTLEK CON SALITE MENO IMPERVIE MA PIU' ALLENANTI.
VEDIAMO A FINE MESE.

domenica, ottobre 12, 2014

Morrissey - Istanbul



When he first cried
His mother died
I had tried to be his guide
When he was born I was too young
The father searches for the son

In Istanbul
Give him back to me
Oh, Istanbul
Give me back my brown-eyed son

Moonlight jumping through the trees
Sunken eyes avoiding me
From dawn to dusk the hunt is on
The father searches for the son

In Istanbul
Give him back to me
In Istanbul
Give me back my brown-eyed son

On secret streets in disbelief
Little shadow shows the lead
Prostitutes; stylish and glum
In amongst them you are one
Oh, what have I done?

Rolling breathless off the tongue
The vicious street gang slang
I lean into a box of pine
Identify the kid as mine

Istanbul
Istanbul

sabato, ottobre 04, 2014

ECCOLA,  ECCOLA !!!


DAI CHE MERITA.


mercoledì, ottobre 01, 2014

QUESTA E' LA PRIMA PARTE, PROSEGUITE CON LE ALTRE PERCHE' MERITA.