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venerdì, settembre 09, 2016

Kostanjevica na Krki


UNA DUE GIORNI ALL'INSEGNA DELLA 



TRANQUILLITA'



BELLE STRADE E PAESAGGI AL DI 



SOPRA DELLE ASPETTATIVE, GENTE 



CORDIALE, CIBO E BEVANDE ADEGUATE




E COMPAGNIA SUPER.






venerdì, dicembre 12, 2014

I MULINI DEL PREVAL

VIVERE IL PREVAL

Attraversato l’incrocio all’altezza del laghetto
Un tempo quando esistevano i confini con la Jugoslavia prima e Slovenia poi , con tanto di controlli dei documenti sia personali che dei mezzi di trasporto, tema molto ben sviluppato nel libro “Gorizia-Nova Gorica Niente da dichiarare” di Roberto Covaz, qui praticamente transitavano giornalmente 60 automobili forse anche meno, adesso che è tutto libero almeno 200.  Pare New York nelle ore di punta. Tant'è che all'incrocio del laghetto spesso ci si deve fermare al cartello dare la precedenza.
Dove andremo a finire.
Torno su eco-asfalto e mi rendo conto che oggi non ho incrociato nessuno né contadini né cacciatori  e neanche animali.
Una giornata da asceta.

Proseguo la corsa in direzione di un agriturismo, oggi è una delle pochissime  attività , tolte quelle esclusivamente agricole , funzionanti nella ex palude. Ma  un tempo era diverso.
Mentre nella cerchia collinare le case sono raggruppate in ridenti e popolosi paeselli, o sparse un po’ dappertutto tra belle vigne e i frutteti, la vasta piana del  Preval  è deserta, giallastra  per la canna palustre che in parte la invade, verde smeraldo nel restante della superficie occupata dal prato umido spesso grigiastra per il fango depositato dalle brentane . Le piene impetuose del Versa, i ristagni permanenti d’acqua, le nebbie malsane durante buona parte dell’anno e la  impossibilità di sfruttare il terreno in modo differente dal prato stabile, non hanno permesso
agli agricoltori di prendervi stabile dimora. Tra la bellezza e la fertilità della plaga coltivata in modo intensivo e intelligente dagli agricoltori del Collio, il Preval rappresenta una incongruenza e un enorme danno economico

Lungo il bacino idrografico del Versa, che incide in vario modo  pure il Preval, hanno funzionato  nel tempo diversi mulini: tre sul torrente Oblino, tra gli abitati di Bigliana e Medana, e dieci sul Versa stesso. In particolare, il mulino di Mossa (di proprietà di Natale Toros di Michele) era  ubicato  poco a valle della Chiesa di San Marco in Preval, a ridosso della confluenza col Barbacina, e le due ruote venivano spinte da una roggia di portata modesta e precaria, derivata in sinistra. Tale precarietà di portate fluenti  trova riscontro nei registri catastali del 1824, che evidenziano quanto il regime torrentizio del corso d’acqua condizionasse l’attività molitoria: “ per mancanza d’acqua appena tre parti dell’anno si può  macinare”.


To be continued.

martedì, aprile 16, 2013


Slovenia, tutto secondo le attese


Tuesday, 16 April, 2013

La premier slovena Alenka Bratusek ha dichiarato che il suo governo necessita di più tempo per consolidare le finanze pubbliche, e che il piano di rientro stilato dal precedente esecutivo sarebbe semplicemente “ridicolo”. Nel frattempo, l’asta di titoli di stato della settimana scorsa è riuscita a collocare solo la metà dell’importo previsto, ed il piano di riacquisto della emissione a diciotto mesi in scadenza il prossimo 6 giugno (quella che potrebbe costringere il paese alla capitolazione ed a chiedere assistenza sovranazionale) ha una elevata probabilità di fallimento. Finirà tutto come sappiamo.

Quest’anno il rapporto deficit-Pil sloveno, secondo stime della Commissione europea, dovrebbe toccare il 5,1 per cento, dopo aver chiuso il 2012 al 3,7 per cento. Per rientrare, il governo della Bratusek pianifica un aumento Iva, che di suo è notoriamente il modo migliore per affondare un’economia già boccheggiante, e soprattutto delle fantomatiche privatizzazioni, altro cavallo di battaglia dello stato di negazione che caratterizza i governi di fronte all’avanzare del disastro.

Il problema resta quello: come si privatizza in un paese che si sta inabissando? Peraltro, il governo sloveno ha già stilato una lista di “gioielli” definiti strategici, come energia e porti, che non possono comunque essere ceduti ai privati, mentre per le banche (che sono il bubbone che sta per esplodere), l’idea è comunque quella di mantenere delle quote di minoranza pubblica di blocco del 25 per cento. Pare quindi che non ci sia la fila per comprare queste eccellenze, che hanno altissimi livelli di sofferenze (circa il 30 per cento per le grandi banche di stato), frutto di politiche di concessione di credito piuttosto allegre al settore delle costruzioni (la prima bolla che si crea e che scoppia in un paese) ed ai leveraged buyout, cioè alle privatizzazioni di imprese pubbliche, cedute con enorme ricorso al debito al management ed alla classe di piccoli oligarchi che “dirige” il paese.

Morale: le banche non riescono più a sottoscrivere il debito pubblico e sono assediate dalle sofferenze, che le spingono al dissesto ed al blocco degli impieghi, che a sua volta schianta l’economia. Ciò fa crollare il gettito d’imposta ed aumentare la spesa pubblica, per l’operare di stabilizzatori automatici quali i sussidi di disoccupazione. Il deficit si allarga, il governo decide di chiuderlo sopprimendo gli stabilizzatori automatici (ad esempio, ridimensionando importi e condizioni di eligibilità dei beneficiari), oppure aumentando le imposte, dirette ed indirette. Ciò causa un peggioramento della congiuntura, che si scarica in un aumento delle sofferenze bancarie.

Il paese dovrà ristrutturare il proprio settore creditizio attraverso chiusure ed accorpamenti di istituti, come chiesto anche dall’Ocse nell’ultimo report sulla Slovenia, pubblicato lo scorso 9 aprile. Per giungere alla ristrutturazione del settore creditizio servirà, secondo l’organizzazione internazionale, che gli obbligazionisti subordinati ed i detentori di debito ibrido intaschino la perdita. Giunti a questo punto, è piuttosto probabile che si scopra che i buchi sono maggiori del previsto, e che quindi anche gli obbligazionisti senior ed i depositanti non assicurati (ce ne saranno ancora, da qui a giugno?) subiscano l’haircut. Perché “la Slovenia non è Cipro”, ma il template pare sarà quello.

Vista l’aria che tira in Germania, dove la povertà avanza (ma anche no), è altamente probabile che il paese finisca col sopportare il peso maggiore del “salvataggio” del sistema creditizio. Ma una cosa dovrebbe essere chiara: qui l’euro non c’entra praticamente nulla, visto che il problema è di pessima governance ed eccessiva assunzione di rischio da parte delle banche.