UN VIDEO CHE METTE BEN IN EVIDENZA COM'ERA PRIMA DELLA RICOSTRUZIONE.
Un grazie all'autore dell'opera il sig. Romeo Trevisan
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giovedì, dicembre 04, 2014
venerdì, novembre 28, 2014
PIANA DEL PREVAL
BREATHLESS
Arrivo al solito parcheggio mi guardo
attorno non c'è anima viva e ciò non mi dispiace, anzi.
La temperatura è fresca ma non troppo
per essere già la fine di novembre e non piove.
La corsa oggi prevede un impegno
piuttosto blando. Meglio, così potrò pensare ai fatti miei senza
l'assillo dei kilometri o del tempo, anzi non pensare a nulla
sarebbe ancora più appagante.
Correre nello stato del Nirvana, su una
nuvola, che non è il cloud di internet.
Mi cambio in velocità e dopo una breve
corsetta e un finto stretching, ho un' età che non mi permette
esagerazioni, parto e schiaccio lo start del cronometro. Corro come
al solito da solo perchè lo faccio esclusivamente se ne ho voglia,
senza coinvolgere altre persone, sono un orso.
L'inizio è sempre difficile. Il
respiro non si sincronizza con le pulsazioni del cuore se non dopo
almeno un kilometro. L' organismo tenta di trovare un suo equilibrio
e nel durante cerco le sensazioni migliori, intanto osservo il
paesaggio. Non utilizzo nessun ammennicolo pseudo utile neanche il
cardiofrequenzimetro che rimane a casa depositato nella sua bella
custodia.
Corro in direzione del Preval e mi
guardo attorno, magari sbuca qualche animale preso alla sprovvista
al mio passaggio. Spesso i caprioli fuggono con gran trambusto e la
loro abitudine suicida di fermarsi per un ultimo sguardo in
direzione del pericolo quando ritengono di averlo scampato.
Guardo l'eco-asfalto che ha ricoperto
le vecchie strade in terra battuta, rendendole dei biliardi ma che ai
lati presentano ancora delle buche e avvallamenti, delle vere e
proprie trappole per le caviglie sempre pronte a colpire.
Sono sul rettilineo che con
impercettibile pendenza in discesa mi porta all'incrocio
con la strada del vino e delle ciliege.
Faccio molta attenzione
all'attraversamento dell'incrocio e imbocco la stradina che passa
accanto alla chiesetta di campagna un tempo dedicata a S. Marco ora a
Santa Maria Regina di tutti i popoli.
Osservo il ponticello dopo il quale
svolterò a destra , assorto nei miei pensieri amplificati dalla
solitudine e annebbiati dalla fatica.
Al passaggio di fronte la chiesetta un
rintocco della campana mi fa trasalire, non me l'aspettavo.
Dopo aver imprecato fuori e dentro di
me la guardo e mi ricordo quando da piccolo la chiesetta era distrutta e
mentre mio padre raccoglieva qualche pianta commestibile io mi
aggiravo tra i ruderi nella speranza di trovare chissà che.
Ora mi vengono alla mente delle storie
raccontate e tramandate a memoria su fatti non proprio piacevoli
compiuti in quel sito.
Si tratta di esecuzioni di fascisti da
parte dei partigiani durante il secondo conflitto mondiale.
Tanto si narrava che la chiesa fu
distrutta per far sparire le tracce di questi episodi non proprio
edificanti. Mi ricordo anche la circospezione di chi raccontava
questi eventi, come se il timore di ritorsioni fosse ancora presente
anche dopo tanti anni.
La versione storica ufficiale invece
parla della distruzione da parte dei Cetnici ,soldati Serbi alleati
dei Tedeschi, accampati nel Preval quando erano in fuga per l'arrivo dei partigiani titini da un lato e
degli inglesi dall'altro.
La storia però la scrivono i vincitori
e molte volte lo fanno come meglio credono.
to be continued.
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