martedì, settembre 10, 2013




BOCCA GIORGIO
scrittore giornalista-".. addetto al CINEGUF di Cuneo" Fra gli scritti che sostennero la propaganda razzista in Italia,la Mostra elenca quelli di Giorgio Bocca, Scrive , nel 1942,sul giornale della Federazione fascista di Cuneo .”…sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi,  la necessità ineluttabile di questa guerra, come ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di portarla in stato di schiavitù” in  La Provincia Granda, 4 Agosto 1942 - Giorgio Bocca, scrive : "Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?"   Giorgio Bocca a 18 anni ottiene la tessera del PNF (Partito nazionale fascista), sottoscrive il Manifesto in difesa della razza italiana, fortemente voluto da Benito Mussolini per compiacere l'alleato tedesco. Ancora ad agosto del 1942, giovane giornalista fascista, scrive un notabile articolo in cui imputa il disastro della Guerra alla congiura ebraica. Il 5 gennaio 1943 denuncia alla polizia fascista l'industriale Paolo Berardi che, in un treno, ha l'infelice idea di dire ad alcuni reduci dal fronte russo e dalla Francia “che la guerra è ormai perduta”. Dopo l'8 settembre 1943 passa alla Resistenza.  

sabato, agosto 24, 2013

ALLEGRI FA' I MIRACOLI E RESUSCITA I MORTI.

OTTIMA PROVA DEI ROSSONERI NELLA PRIMA GIORNATA DI CAMPIONATO.

LA DIFESA IMPENETRABILE, DIRETTA DA UN PORTIERE SUPER E' RIUSCITA A FARSI TRAFIGGERE DALL'EBETE PER BEN DUE VOLTE.

ORA ALLEGRI LO METTE IN POLE POSITION PER L'EVENTUALE ACQUISTO NEL MERCATO RIPARATORE DI NOVEMBRE.

venerdì, agosto 23, 2013

O TU INSULSO MOLLUSCO...PERCHE' PUNIRMI COSI'.
CHE COLPA EBBI SE LA SCELTA CADDE SU DI TE.
NULLA FECI CHE' TI SOPPRIMESSERO, NE' PARTE ATTIVA NELLA PREPARAZIONE DELLA PIETANZA.
MA TU NULLA, MESCHINO NON VOLESTI SENTIR RAGIONI E DURAMENTE COLPISTI.
ORA, PIAN PIANO, TENTO DI ESPELLERTI PER RINVIGORIRE LE  MEMBRA ACCHE',  VOLESSE DIO , GUARIRO' E ALLORA TREMENDA VENDETTA SARA' SU TUTTO IL TUO PARENTADO.

martedì, agosto 20, 2013



LA STORIA SIAMO NOI !
o meglio ... quello che facciamo credere di essere.

La vera storia dell'ex repubblichino Dario Fò di Ercolina Milanesi 

                                  
‘Nel 1943, il famoso premio Nobel Dario Fo aderì come molti altri giovani lombardi alla Repubblica Sociale Italiana. E questo posso affermarlo in quanto sono stata per due anni una sua compagna di classe in una scuola di Varese.
Nel dicembre 1943, Fo entrò a fare parte del battaglione “A. Mazzarini” della Guardia Nazionale Repubblicana, come d’altra parte è stato documentato dalla rivista ‘Gente’ (servizio del 4 marzo 1978), dove il grande artista di Sinistra comparve, fiero e truce con la divisa da aspirante ‘parà’ repubblichino.
Nell’immediato dopoguerra, il sergente maggiore istruttore dei paracadutisti fascisti, Carlo Maria Milani, durante il processo che lo vide come testimone, asserì poi che Dario Fo partecipò effettivamente a diverse ‘retate’ contro i partigiani comunisti e no nella Val d’Ossola. “L’allievo paracadutista Fo era un fedelissimo fascista” – disse Milani, sotto deposizione, al giudice. “Venne più volte con me durante i rastrellamenti della Val Cannobina e partecipò alle fasi della riconquista dell’Ossola occupata dai partigiani. Il suo compito era quello di portare esplosivi e munizioni“.
Nel 1945, Dario (il ‘ciula’, come lo chiamavamo noi a scuola per via della sua dabbenaggine e per il fatto che era stato bocciato due volte di seguito all’Istituto Tecnico) negò ovviamente tutto, spacciandosi addirittura per un agente segreto che operava per la Resistenza.
Ma per la Giustizia Dario Fo venne reputato colpevole e condannato ad una mite pena. Anche se, molto misteriosamente, nel 1946 il carteggio del suo processo sparì nel nulla (Fo non fece mai alcun ricorso contro la sentenza avversa).
A quel tempo, la sottoscritta conosceva molto bene Dario Fo, dato che sfollata a Cittiglio, paesino vicino a Varese, ero solita frequentare con amiche e amici un bar dove bazzicava anche il nostro ‘compagno’ di classe Dario Fo. Un giorno, era l’inizio del 1945, egli fece il suo ingresso nel bar, in divisa nera, tronfio come un gallo. Ci accusò di essere dei vigliacchi poiché non ci eravamo arruolati nella RSI. Effettivamente noi non avevamo potuto fare ciò. Lui però si in quanto, essendo un ripetente (aveva 19 anni), aveva l’età giusta per indossare la divisa.
Verso la fine del 1945, a guerra finita, lo vedemmo tornare a Varese in borghese. Credendo che fossimo tutti fessi, ripeté accoratamente ch’egli aveva aderito alla RSI soltanto per fare l’informatore dei partigiani. Ma siccome noi tutti, che conoscevamo bene il ‘ciula’, scoppiammo a ridergli in faccia, e lui girò i tacchi, andandosene e gridando che eravamo dei ‘fascisti’!
Qualche settimana più tardi, Dario Fo conobbe e subito si fidanzò con la bella signorina Franca Rame, i cui genitori, di professione facevano i guitti ambulanti. Possedevano un grosso carrozzone verde e giallo (con la scritta ‘Famiglia Rame’ - Venghino Signori a divertirsi’) trainato da due cavalli, con il quale portavano in giro nei paesi uno spettacolo per bambini. E fu così che Dario il ‘ciula’ da repubblichino divenne saltimbanco, ed in seguito noto intellettuale di Sinistra e premio Nobel (onorificienza caduta molto in basso, evidentemente). Un ultima precisazione. Dario Fo non ha mai frequentato la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano (come è solito raccontare ai giornalisti) in quanto non ha neanche finito la Scuola per Periti Tecnici di Varese. Quella che frequentò la sottoscritta’.

Da ‘Le memorie di una Giovane Fascista’  di Ercolina Milanesi
 

martedì, agosto 13, 2013





Il superteste che scagiona Olindo Romano e Rosa Bazzi è tornato a farsi sentire. E adesso l'intero impianto accusatorio nei confronti della coppia accusata di aver ucciso Raffaella Castagna, il figlio Youssef e la suocera Paola Galli (l'altra vittima fu Valeria Cherubini) e di aver ferito quasi mortalmente un altro vicino di casa (Mario Frigerio, marito della Cherubini, salvo per una malformazione congenita alla carotide e superteste dell'accusa) torna di nuovo a vacillare.
La memoria torna alle ultime udienze in primo grado nell'aprile 2008, quando si seppe che Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime, davanti alla corte d'Assise di Como, aveva dei dubbi sulla reale colpevolezza dei coniugi condannati all'ergastolo in Cassazione. O meglio, aveva espresso dei dubbi davanti a due guardie carcerarie durante un trasferimento dal tribunale comasco al carcere. Dubbi che le due guardie riportarono alla Corte. Allora Azouz, oggi pienamente convinto della loro innocenza - tanto da aver rifiutato il risarcimento come parte civile - alla vigilia della sentenza di primo grado fu interrogato su quel rapporto della polizia penitenziaria al tribunale di Como. Ma chiamato sul banco dei testimoni tentennò. Negò di credere all'innocenza dei Romano ma si limitò a dire che un uomo si era recato da sua madre in Tunisia sostenendo che gli assassini fossero altri. Come dimostra la sua decisione di contestare la sentenza di condanna, probabilmente Azouz era già convinto della loro innocenza ma forse non aveva il coraggio di ammetterlo.
Oggi l'identità di quell'uomo, che la corte d'Assise avrebbe potuto (o forse dovuto) interrogare prima di emettere la sentenza, è tornato. O meglio, è il nuovo legale di Azouz Luca D'Auria ad averlo trovato: «Sono stato di recente a Tunisi e ho incontrato in un bar l'uomo che andò dalla madre di Azouz nel 2008 - rivela l'avvocato a «Cronaca Vera» oggi in edicola - mi ha ribadito ciò che narrò allora alla donna e cioè che all'epoca in Brianza c'erano precise voci che ritenevano colpevoli un gruppo di professionisti, non di origine araba, in quanto, mi ha spiegato, "gli arabi non uccidono i bambini"».
In quel processo, più che le prove scientifiche, furono decisive le confessioni (poi ritrattate) dei coniugi, anche se zeppe di «non so, non ricordo» e in moltissimi punti in contraddizione con i rilievi dei Ris (non a caso chiamati a testimoniare dalla difesa), una strana e minuscola macchia di sangue ritrovata due settimane dopo la mattanza sull'auto di Olindo Romano e la deposizione del superteste, che prima identificò davanti ai pm in una persona sconosciuta di carnagione olivastra il killer della moglie salvo poi cambiare idea e puntare sul noto (e di carnagione bianca) vicino di casa Olindo. E sono molti i buchi neri nella ricostruzione della mattanza, visto che ad esempio l'ultima vittima della strage Valeria Cherubini venne trovata con la gola squarciata nel suo appartamento (nel quale i due coniugi non ammisero mai di essere saliti) sebbene tutti i soccorritori concordino nel fatto che la donna era ancora viva al momento del loro arrivo visto che gridava «aiuto, aiuto». Cosa impossibile da fare con la gola squarciata e la lingua tagliata. Ma se la donna era ancora viva, da dove sono usciti gli assassini senza essere visti?
Anche il legale di Azouz Marzouk è convinto dell'innocenza dei coniugi Romano e ha intenzione di andare avanti nel chiedere la revisione del processo (è già depositato il ricorso alla Corte di giustizia europea di Strasburgo): «Presto tornerò per verbalizzare le sue dichiarazioni nell'ottica di una richiesta di revisione del processo. Azouz è convinto di due cose - dice D'Auria al settimanale - che gli assassini non siano i Romano e che non si tratti di una vendetta trasversale nei suoi riguardi per vicende inerenti lo spaccio. Io ritengo, invece, che nessuna pista sia preclusa». Ma se non sono stati Olindo Romano e Rosa Bazzi, chi è stato? E quale sarebbe il movente? La verità, ancora una volta, viaggia tra Erba e la Tunisia.

domenica, agosto 11, 2013

venerdì, agosto 09, 2013

martedì, luglio 30, 2013

mercoledì, luglio 24, 2013

UNO SCORCIO DELLA PENISOLA DEL MANI, IL SECONDO DITO DEL PELOPONNESO.

giovedì, luglio 18, 2013

Red Dragon - Alloy Yachts









VISTO ORMEGGIATO A VENEZIA, NE HO PARLATO A MAGGIO DI QUEST'ANNO, MA ECCO CHE MI RICOMPARE, DI FRONTE ALLA SPIAGGIA DI SIMOS NELL'ISOLA DI ELAFONISSOS IN GRECIA.
MI PERSEGUITA.
FINIRA' CHE ME LO COMPRO.

martedì, luglio 16, 2013

Naughty Boy - La La La ft. Sam Smith



UNA SPIAGGIA AI PIEDI DEL TRIGLAV.
GHIAIONI CARAIBICI.


lunedì, luglio 15, 2013


 FIORI DI IBISCO.
VIALE PRINCIPALE DI METHONI.

GRECIA CLASSICA.

domenica, giugno 16, 2013

A CHI NON E' MAI CAPITATO DI DIMENTICARE IL PORTAFOGLIO, IL TELEFONINO O TUTTI E DUE NELLA PROPRIA AUTOMOBILE O NELLE  SUE VICINANZE COMUNQUE INCUSTODITI.
RENDERSENE CONTO DOPO AVER CAMMINATO IN SALITA PER PIU' DI UN' ORA E PARTIRE DI CORSA, CON SCARPONI E ZAINO ,IN DISCESA, SPERANDO DI RITROVARE TUTTO.
PARLIAMO DI DOMS.

A molti runner è capitato di avvertire quel fastidioso dolore muscolare che si presenta a volte in seguito ad una corsa in discesa. L'aspetto curioso della situazione è che il dolore, nei primi due o tre giorni, non accenna a placarsi ma, anzi, tende ad aumentare. Fortunatamente, dopo 48-72 ore dalla corsa il dolore comincia a diminuire per poi scomparire quasi del tutto nel giro di una settimana.
Questo specifico andamento del dolore muscolare si chiama DOMS (Delayed Onset of Muscolar Soreness), cioè insorgenza tardiva del dolore muscolare. Il picco di dolore non viene avvertito né immediatamente dopo l'esercizio, né il giorno successivo, ma si manifesta a circa 42 ore  dalla corsa in discesa.
Non si tratta dei classici dolori da affaticamento o da esaurimento delle riserve di glicogeno ai quali il runner è abituato e con i quali può convivere tranquillamente continuando ad allenarsi. Il dolore derivante dalla corsa in discesa, invece, quando è causato da un esercizio cui non si è allenati per intensità degli impatti al suolo o per la durata della corsa stessa, ha delle caratteristiche particolari:
  • È molto più intenso: per capirci, nei casi peggiori, potrebbe essere difficile sedersi sul divano senza aiutarsi con le braccia o riuscire a scendere le scale senza un'evidente smorfia di dolore.
  • È ben localizzato: il dolore è concentrato in zone specifiche delle gambe, più precisamente in quei muscoli che durante la fase di atterraggio fungono da ammortizzatori.
Al runner che si trova in questa situazione verrà sicuramente da pensare "non correrò mai più in discesa". Per molti podisti questa decisione presa d'impulso può rivelarsi molto ragionevole: correre in discesa è poco allenante (soprattutto per chi si cimenta abitualmente solo nelle gare con percorso pianeggiante) ed è spesso causa di infortuni. D'altra parte, per alcuni runner l'allenamento in discesa è inevitabile; si pensi ad esempio a chi partecipa abitualmente a gare di trail dove la corsa in discesa può essere decisiva per il successo in una competizione.

Effetto protettivo contro il dolore

Per i runner che non vorranno rinunciare agli allenamenti in discesa, può essere interessante scoprire che è possibile evitare dolori così intensi e fastidiosi come quelli che si avvertono nella settimana successiva alla prima corsa in discesa. Diverse ricerche hanno infatti confermato che in seguito al primo esercizio, nel tessuto muscolare avvengono alcuni adattamenti che ne aumentano la resistenza nel caso si dovesse affrontare nelle settimane seguenti un secondo esercizio di tipo simile.
Questa "protezione" nei confronti della corsa in discesa non è totale e non dura per sempre, ma ha una buona efficacia per circa sei settimane. In caso di esecuzione di un secondo allenamento in discesa simile al primo, il dolore verrà comunque avvertito nei giorni seguenti, ma la sua intensità sarà decisamente minore.
Ovviamente non è necessario "soffrire intensamente" al primo allenamento, ma si può migliorare la resistenza alla corsa in discesa gradualmente: a tale scopo può essere utile pianificare per tempo una serie di esercizi specifici, distanziati di almeno una settimana l'uno dall'altro, inizialmente molto leggeri e via via sempre più impegnativi. È utile sottolineare che quando ci si allena in discesa, la velocità della corsa non è l'unico parametro da tenere in considerazione per giudicare un esercizio più o meno leggero: la pendenza del percorso e la durata dell'esercizio sono fattori altrettanto importanti.

La causa del dolore è il lavoro muscolare di tipo eccentrico

Non ci sono certezze assolute su quali siano i fattori che provocano il dolore. Sicuramente non si tratta dell'acido lattico come pensano alcuni atleti: l'acido lattico inibisce l'azione muscolare durante la corsa, ma in seguito viene smaltito molto rapidamente. Inoltre, bisogna considerare che i dolori derivanti dalla corsa in discesa, in soggetti non allenati specificamente, si verificano anche correndo a velocità ben al di sotto della soglia anaerobica: si può quindi escludere con certezza che l'accumulo di acido lattico nei muscoli abbia un ruolo determinante in questo contesto.
L'ipotesi prevalente è che il dolore muscolare derivi da una situazione infiammatoria originata da un danno alle fibre muscolari causato a sua volta dall'esercizio di tipo eccentrico. La contrazione muscolare è di tipo eccentrico quando le forze esterne applicate al muscolo sono superiori alla forza esercitata dal muscolo stesso. In questo caso le fibre muscolari, nonostante lo sforzo, si allungano invece di contrarsi (ad esempio, nell'esercizio per i bicipiti la fase eccentrica è quella in cui il braccio si distende lentamente per abbassare il peso).
Sembra infatti che i fattori decisivi nell'innescare inizialmente questo tipo di dolore, siano più di tipo "meccanico" che non metabolico. A tal proposito, alcuni ricercatori  hanno confermato che la quantità di carboidrati a disposizione nei muscoli (e di conseguenza il tipo di energia utilizzato durante l'esercizio muscolare) non influisce sul DOMS. Diverse ricerche hanno evidenziato come il quadro clinico che si viene a delineare in seguito alla corsa in discesa sia caratterizzato da un elevato aumento della creatinchinasi (CK) e della mioglobina nel sangue, due marker che indicano la presenza di lesioni muscolari.
In seguito alla lesione delle cellule muscolari, oltre al conseguente processo infiammatorio, il quadro si complica ulteriormente a causa di un accumulo di calcio intracellulare che causerebbe a sua volta dolore e un ulteriore danno cellulare. Nella fase successiva, le fibre muscolari vanno incontro ad un processo di cicatrizzazione che permette al muscolo di tornare in piena efficienza nel giro di qualche giorno. Le fibre muscolari, inoltre, una volta completato il recupero, risultano più resistenti in caso di esecuzione di ulteriori esercizi di tipo eccentrico.

Si può correre con il dolore DOMS?

In caso di dolore molto intenso, allenarsi non è nemmeno pensabile: come accennavamo prima, potrebbe essere difficile addirittura scendere le scale al passo. In caso di dolore lieve, o comunque nella fase di recupero, sembra invece che si possa correre senza causare ulteriori danni e senza compromettere il processo di riparazione già in atto. Bisogna comunque essere prudenti, in quanto gli studi che giungono a queste conclusioni  sono relativi a esercizi eccentrici eseguiti con i pesi e non con la corsa. Inoltre, prima di allenarsi con il dolore, l'atleta dovrebbe accertarsi che si tratti effettivamente di DOMS e non di un infortunio, eventualità non così rara in seguito alla corsa in discesa.

Prevenire o curare il DOMS con l'alimentazione

Attualmente, l'unico sistema sicuro per evitare il dolore muscolare causato dalla corsa in discesa è banalmente quello di evitare allenamenti troppo intensi per i quali non si è sufficientemente allenati. L'alimentazione non sembra essere in grado di aiutare l'atleta come avviene invece in altre situazioni.
Come abbiamo già accennato, assumere carboidrati prima dell'esercizio non sembra essere determinante]. Anche l'assunzione di integratori alimentari a base di omega-3 durante le otto settimane precedenti la corsa in discesa sembra non avere alcun effetto protettivo sull'insorgenza del DOMS , mentre un'integrazione con vitamina C sembra addirittura controproducente in quanto, oltre a non attenuare il dolore, potrebbe prolungare il periodo necessario per il recupero della funzionalità.

MA SE QUANDO ARRIVATE ALL'AUTO RITROVATE TUTTO ANCORA LI' IL DOLORE RISULTERA' QUASI INSIGNIFICANTE.

Ciao cugini
Cutti








muscolare

mercoledì, giugno 05, 2013

sabato, giugno 01, 2013

INIZIA IL CONTO ALLA ROVESCIA. SI PARTE IL 29 GIUGNO PER LA GRECIA. TENIAMO DURO!

giovedì, maggio 30, 2013