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martedì, settembre 29, 2015



Crack Alitalia, condannati gli ex vertici. La sentenza di primo grado: 8 anni e 8 mesi a Giancarlo Cimoli, 5 a Mengozzi. Risarcimenti per 355 milioni. Secondo l’accusa i condannati sono responsabili di episodi di una «mala gestio» che, dal 2001 al 2007, ha provocato un dissesto per quasi 4 miliardi di euro. Bancarotta «per dissipazione», dicono i pm
Il Sole 24 Ore, martedì 29 settembre 2015
Quattro condanne per il dissesto della vecchia Alitalia pubblica. La più pesante è per Giancarlo Cimoli, presidente e amministratore delegato di Alitalia da maggio 2004 a gennaio 2007, condannato a otto anni e otto mesi di reclusione dal Tribunale di Roma per bancarotta fraudolenta e aggiotaggio.
Il Tribunale ha inoltre condannato a sei anni e sei mesi Pierluigi Ceschia, ex responsabile per la finanza straordinaria di Alitalia, ora a Parigi dirigente di Air France-Klm; a sei anni Gabriele Spazzadeschi, ex direttore amministrazione e finanza; a cinque anni
Francesco Mengozzi, a.d. da febbraio 2001 a febbraio 2004. L’accusa è di bancarotta fraudolenta.
La sentenza li condanna a risarcimenti per complessivi 355 milioni di euro in solido, di cui 160 milioni il solo Cimoli. La condanna non è definitiva, ci saranno l’appello e la Cassazione. Le condanne sono più severe delle richieste del pubblico ministero, il procuratore aggiunto Nello Rossi e i sostituti Francesca Loy e Stefano Pesci: sei anni per Cimoli e tre per Mengozzi. Assolti tre ex dirigenti, Giancarlo Zeni, Leopoldo Conforti e Gennaro Tocci.
Secondo l’accusa i condannati sono responsabili di episodi di una «mala gestio» che, dal 2001 al 2007, ha provocato un dissesto per quasi 4 miliardi di euro. Bancarotta «per dissipazione», dicono i pm. L’Alitalia pubblica è diventata insolvente per decreto il 
28 agosto 2008, quando il governo Berlusconi, con la consulenza di banca Intesa Sanpaolo, la condusse al fallimento pilotato, per trasferire l’attività a una nuova società privata, la Cai dei Capitani coraggiosi. Anche Cai è arrivata al capolinea nel 2014 e ha ceduto il 49% ad Etihad, ma il processo non tocca questa gestione.
C’è tempo fino ai primi mesi del 2021 per arrivare alla sentenza definitiva senza prescrizione. Il risarcimento, se sarà confermato, andrà alla vecchia Alitalia e ad altre quattro società sue controllate. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto a un migliaio di azionisti e risparmiatori il risarcimento di danni da 1.500 a 73mila euro. Per tutti i condannati c’è l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Cimoli ha avuto inoltre una multa di 240mila euro.
Cimoli fu nominato dal 
governo Berlusconi numero uno di Alitalia il 6 maggio 2004, poco più di due mesi dopo le dimissioni di Mengozzi, che era stato piegato dall’opposizione della Lega al suo piano industriale. Cimoli arrivava da otto anni alle Fs, con l’aureola di risanatore delle Ferrovie, ma i risultati economici erano negativi. «Cimoli è stato in Alitalia una sorta di dittatore in senso tecnico (non spregiativo dunque), cioè un soggetto investito della massima concentrazione di potere realizzabile nell’impresa», ha detto il pm Rossi nella requisitoria.
Tra le accuse a Cimoli le perdite del settore merci, perché alla dichiarazione di insolvenza di Alitalia con soli 5 aerei per il trasporto merci c’erano 135 piloti e una consulenza affidata alla McKinsey, del costo di 50,88 milioni di euro, senza «risultati apprezzabili». A Cimoli è stato contestato anche lo scorporo di cinque rami d’azienda (manutenzione aeronautica, assistenza aeroportuale, servizi condivisi, call center, informatica), conferiti ad Alitalia Servizi, che in parte fu ceduta alla società statale Fintecna. Secondo i pm questo «modus operandi» era «diretto a dissimulare attraverso un’operazione essenzialmente finanziaria il mancato risanamento di Alitalia e a favorire la ricapitalizzazione di Alitalia Fly». Contestato l’acquisto di Volare, al prezzo di 38 milioni, «incongruo ed irragionevole», superiore di 9 milioni all’offerta di Air One.
I pm hanno accusato Cimoli di aver diffuso «notizie false concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione dei valori del titolo Alitalia» nell’aumento di capitale di 1 miliardo a fine 2005.
Mengozzi è stato assolto per il dissesto del settore merci, ma condannato per la vendita di Eurofly _ reduce da 40 milioni di perdite in pochi anni _ al fondo lussemburghese di Banca Profilo Effe Luxemburg Sa per 13,39 milioni, secondo i pm «prezzo da ritenere incongruo e irragionevole». Alitalia cedette a Eurofly opzioni per l’acquisto di 13 aerei a 1,9 milioni di dollari l’uno. Secondo i pm l’operazione è stata dannosa per Alitalia e ha consentito al primo acquirente di realizzare in poco tempo «plusvalenze per circa 5 milioni» rivendendo gli aerei, «con successive plusvalenze per circa 10 milioni» per i subacquirenti «nella seconda e terza rivendita».


Gianni Dragoni

giovedì, dicembre 12, 2013


ATTENZIONE I BANDITI HANNO PARLATO !!!

DAL 2014 PARTIRA' IL PROGETTO DI CO-GESTIONE DI POSTE ITALIANE.
IN DUE PAROLE ,SI DARA' LA POSSIBILITA' AI LAVORATORI DI PARTECIPARE ALLE SCELTE AZIENDALI E DI DECIDERE DELLE STRATEGIE.
SEMBRA UNA COSA BUONA , LA ATTUANO DA ANNI IN GERMANIA PERCHE' NON DOVREBBE ANDARE BENE ANCHE QUI.
1) NON SIAMO TEDESCHI ( GLI SCANDALI DI CORRUZIONE IN VOLKSWAGEN SONO STATI SCOPERTI E NON SONO STATI INDOLORI) QUI GLI SCANDALI VERREBBERO INSABBIATI.
2) I SINDACATI SPINGONO PERCHE' SI ATTUI LA CO-GESTIONE MA LORO FAREBBERO LA PARTE DEL LEONE IN AZIENDA PER I LORO INTERESSI.
3) I LAVORATORI IN LINEA TEORICA POTREBBERO OTTENERE DEI BENEFICI IN CASO DI UTILI ( POSTE ITALIANE CHIUDE IL BILANCIO CON UTILI GIA' DA SETTE ANNI , VUOI VEDERE CHE DAL PROSSIMO NON SUCCEDERA'?)
4 ) I LAVORATORI SI RITROVERANNO DELLE AZIONI SOCIETARIE IN BUSTA PAGA INVECE DEL VILE DENARO E RETRIBUZIONI CALMIERATE.
5 ) L'AZIENDA CHE SULLE SPALLE DI CHI LAVORA HA OTTENUTO I RISULTATI CHE SECONDO LE STATISTICHE LA RENDONO LA PIU' APPETIBILE TRA I NEO LAUREATI ITALIANI,UNA DELLE CENTO AZIENDE PIU' DINAMICHE AL MONDO E PRIMA IN EUROPA PER LIVELLO DI CUSTUMER SATISFACTION FARA' DA BANCOMAT PER QUELLE REALTA' ETERNAMENTE IN PERDITA (VEDI ALITALIA E FERROVIE DELLO STATO)
E ALLORA DICIAMO....
NO GRAZIE!!!!

Mr Letta e compagni di merenda basta , fine , stop!!! E' finita!!!


martedì, novembre 05, 2013



Ieri il ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, parlando della situazione di Alitalia, ha dichiarato a Rai RadioUno:
«In caso di esuberi nella partita Alitalia saranno messi in campo una serie di meccanismi e di ammortizzatori sociali. Ora staremo a vedere cosa è previsto esattamente, ma non mi pare sia mai capitato che una grande impresa chiuda un pezzo della sua attività senza che ci sia un aiuto anche da parte dello Stato in modo tale da non creare drammi sociali»
Beh, no, in effetti. Ad esempio si può pensare a scivoli di sette anni, tra cassa integrazione straordinaria e mobilità lunga, che potrebbero pure essere prorogati e diventare un bel decennio tondo tondo. Il tempo vola, quando c’è un welfare patologico e per pochi intimi che ci fa divertire nei dibattiti. E poi, suvvia, non sia mai che una grande impresa che chiude o si ridimensiona possa creare drammi sociali. Quelli accadono soltanto alle piccole e medie imprese, che sin qui hanno fatto una strage occupazionale rigorosamente silenziosa. Avanti così, ministro.

Phastidio.net

sabato, ottobre 12, 2013



Il comunicato con cui il governo italiano “esprime soddisfazione per la volontà di Poste SpA di partecipare, come importante partner industriale, all’aumento di capitale di Alitalia”, è un esempio da manuale di come sia possibile partire dal presupposto che i cittadini-elettori siano in realtà dei minus habens o profondamente disinformati, forse perché in altre faccende affaccendati (le loro vite, ad esempio), oppure sufficientemente rimbecilliti dalla visione dei talk show politici che, mai come in questa fase della vita del paese, rappresentano le vere armi di distrazione di massa.
Poste Italiane, si diceva. Che dovrebbero sottoscrivere la ricapitalizzazione di Alitalia per 75 milioni, divenendone azionista al 25%, come Air France. Difficile sfuggire alla sensazione che questo sia un dirottamento in piena regola dello statuto di Cassa Depositi e Prestiti, a cui è impedito di partecipare al capitale di aziende in dissesto. Che poi questa si configuri come una “operazione-ponte” nello stesso momento in cui il governo presenta Poste Italiane come “partner industriale” è soltanto una fiaba lisergica,  l’ultima di una lunga serie. Questo è solo l’ennesimo ponte verso il nulla, realizzato gettando dalla finestra denaro di una entità (Poste Italiane) che appare in salute economica e finanziaria grazie alla componente finanziaria della propria gestione, quella legata al Bancoposta ed all’esercizio delle assicurazioni vita.
E questo gigantesco sussidio incrociato, grazie al quale non siamo ancora riusciti né ad intervenire sul core business del recapito né a tentare la quotazione in borsa di Poste Italiane, permette di giungere oggi a questa “soluzione” senza capo né coda, mentre dovremmo solo chiedere conto del danno erariale a Silvio Berlusconi, il Grande Leader che ha portato il paese sull’orlo del dissesto (anche oltre, in realtà), con l’alacre collaborazione del Partito democratico e delle sue primordiali pulsioni pansindacali. A questo riguardo, citazione d’onore per il segretario-ponte (anch’egli verso il nulla) del Pd, Gugliemo Epifani, che ci ha informati, col suo aplomb da funzionario della ex DDR, che “in Germania Deutsche Post è azionista di Lufthansa”. Le cose stanno in termini un po’ differenti, visto che si tratta di una joint venture limitata al settore cargo, e pure molto problematica. Ma si sa, questo è il paese del fact checking.
Si diceva del comunicato del governo. In particolare, di questo passaggio:
«Le sinergie industriali tra Alitalia e Poste, anche attraverso la compagnia aerea controllata Mistral Air, includono i settori del trasporto passeggeri e cargo – in coerenza con la strategia di sviluppo dell’e-commerce -, della fidelizzazione clienti nonché la condivisione delle infrastrutture logistiche, informatiche e di controllo. La cooperazione, anche azionaria, tra settori dei servizi postali, di logistica ed aerei trova numerosi precedenti europei ed internazionali, ad esempio in Francia e Germania»
Ora, che possano esistere “sinergie industriali” tra Alitalia e Poste Italiane, e che si riesca pure a citare Mistral Air, la compagnia fondata da Bud Spencer un trentennio addietro, che vanta ben 7 (sette) aeromobili e che ogni anno scava diligentemente una piccola voragine nei conti di Poste Italiane, è segno del più assoluto disprezzo per l’intelligenza dei cittadini. Mistral Air, come potete esaustivamente leggere qui, era già stata posta illo tempore da Corrado Passera (nome assai ricorrente, nelle italiche vicende) sulla rampa di lancio della dismissione (o più probabilmente della liquidazione), causa rosso cronico. Nel frattempo si arrabatta con due attività antitetiche, che fanno perno sulle illusioni (il turismo religioso) e sui drammatici risvegli alla realtà (le espulsioni ed i trasferimenti di immigrati clandestini). Forse si pensa di poter saturare la capacità produttiva di Alitalia nello stesso modo, chissà.
Che dire, quindi? La speranza è che Air France continui a rifiutare di sottoscrivere pro-rata la propria parte di aumento di capitale, per giungere a tirare le conclusioni. Ma forse siamo troppo ottimisti: per salvare Alitalia non vorremmo che qualcuno si inventasse una manovra sulle accise.

Tratto da Phastidio.net